ASPETTATIVE, FANTASIE E REALTÀ PSICHICA NELL’INCONTRO CON L’ALTRO. L’INCONTRO COME FORMA DI APERTURA AL NUOVO

L’autore indaga sul senso dell’incontro, a partire dalla domanda platonica che chiede cos’è una Cosa, arrivando sino al punto di capovolgere la domanda: non è l’uomo che si pone la domanda ma è la Cosa che interroga l’uomo. La risposta che egli si da è una declinazione della Cosa su un piano coscienziale che nella traduzione lascia però un resto inconscio. Il primato moderno della Tecnica annuncia l’estinzione del resto e di conseguenza l’inutilità di qualsiasi tentativo di conferire ad esso un senso. L’inquietudine che si genera dalla Cosa rimane così oscillante che finisce per ricadere sull’uomo stesso. Il mito di Narciso è l’emblema dell’incontro fallito, dove l’abolizione dell’Altro, a favore di uno Stesso coincidente con il proprio volto, fa languire l’esistenza sino a spegnerla. Opponendosi ad Eco, Narciso cancella quel resto che proprio perché Altro, rende l’esistenza naturalmente eccentrica, cioè da sempre scagliata al di fuori di se stessa, alla ricerca dell’Altro che si declina nella doppia valenza del volto che guardo e dello sguardo che mi afferra.

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