DAL NARCISISTA SENSIBILE AL CARATTERE SENSITIVO: LA RADICE KRETSCHMERIANA

Il sottotipo ipersensibile della patologia narcisistica, recentemente delineato nell’ambito della letteratura anglosassone di orientamento psicodinamico, sembra recuperare le caratteristiche della personalitÀ sensitiva descritta da Kretschmer nel 1918. Il costrutto di narcisismo ipersensibile è emerso in risposta al bisogno di definire una forma di patologia narcisistica alternativa a quella apertamente grandiosa delineata nell’Asse II del DSM-IV. I vari autori che si sono interessati di questo sottotipo del carattere narcisista hanno parlato di narcisismo ipervigile, narcisismo covert, narcisismo timido, narcisismo vulnerabile e stile narcisistico simbiotico. Estrema sensibilitÀ, attenzione scrupolosa alle reazioni degli altri, un elevato ideale del Sé, sentimenti coscienti di vergogna e dinamica stenia-astenia o rabbia-vergogna sono tutti aspetti che avvicinano il carattere sensitivo di Kretschmer al più moderno costrutto di narcisismo ipersensibile. Gabbard definisce ipervigile la personalitÀ narcisistica costantemente orientata a monitorare le reazioni che gli altri hanno nei propri confronti; le critiche e i rifiuti provocano, nel narcisista ipervigile, uno stato di frammentazione temporanea del Sé che può esprimersi in ribaltamenti rabbiosi verso l’oggetto dei sentimenti di vergogna, o in paure paranoiche del disprezzo altrui. Lo stato di allerta dell’ipervigile presuppone idee di riferimento, o comunque un’attenzione eccessiva verso le reazioni degli altri che può evolvere in idee di riferimento. Un ideale del Sé eccessivamente alto, connesso alla mancanza di fiducia nella propria efficacia, provoca la paura del fallimento e parallelamente la paura paranoica del disprezzo e della critica degli altri. Si potrebbe pensare che, a causa di esperienze particolarmente traumatiche minaccianti la stima di sé, il carattere ipersensibile, che normalmente vive a livello consapevole la conflittualitÀ tra grandiositÀ e vergogna, sia costretto a proiettare all’esterno i sentimenti di vergogna divenuti ingestibili. In questi casi, una gestione più consapevole del conflitto, basata su atteggiamenti di evitamento o di dipendenza, lascia il posto a un meccanismo proiettivo messo in atto del tutto inconsapevolmente. Il conflitto tra l’ideale del sé e il vissuto di vergognosa insufficienza viene spostato all’esterno, provocando la personificazione del sentimento di persecutorietÀ in un persona esterna. Il sentimento della coesione del sé viene preservato attraverso il ribaltamento rabbioso-stenico, del crollo causato dalla vergogna, in persecutorietÀ.[:]

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