La mente psicopatica di J. Reid Meloy

La mente psicopatica di J. Reid Meloy

“La pubblicazione di questo libro sancisce la celebrazione di una comunione intellettuale: una comunione del pensiero con coloro che ho conosciuto personalmente e con coloro che ho conosciuto per mezzo dei loro scritti. Questo libro è arrivato letteralmente da me e attraverso di me. Gran parte del pensiero è originale, e molto di esso è un’elaborazione ed estensione delle scoperte intellettuali di altri.”

Prefazione

La luce della ribalta dell’attuale ricerca clinica e accademica sembra soffermare la sua attenzione sui disturbi dei tratti di personalità. Di questi, la personalità antisociale è una delle più insidiose, paradossali, e inafferrabili delle concettualizzazioni sulla personalità.
La psicopatia è stata attualmente districata dal suo invischiamento con il disturbo narcisistico e il disturbo del controllo degli impulsi e la sua natura più profonda è stata maggiormente compresa grazie ai nuovi contributi sull’argomento, specialmente quello del dott. Meloy. Egli crede che la psicopatia sia costituita da un continuum di disturbi clinici e che possa essere compresa a fini teorici e diagnostici come una sottocategoria aggressiva del disturbo di personalità narcisistico. Secondo l’autore, bassi livelli o l’assenza di empatia, così come le interazioni sadomasochistiche basate sul tema ricorrente del potere piuttosto che quello dell’attaccamento, caratterizzano questa condizione.
Il dott. Meloy proviene da molti anni d’intensa esperienza a tempo pieno con pazienti psicopatici nelle carceri, negli ospedali e in contesti ambulatoriali, per offrirci il ricco raccolto della sua esperienza e delle sue riflessioni su questi pazienti. Egli preferisce il termine psicopatico rispetto al termine sociopatico o antisociale, da una parte per la sua provenienza storica e le estese associazioni, e dall’altra, per il suo significato di psicopatologia distinta. A proposito di quest’ultimo, l’autore fornisce una concezione dell’eziologia di questo disturbo che abbraccia dimensioni psicobiologiche e psicoanalitiche. Scrive il dott. Meloy: “La psicopatia ha una predisposizione psicobiologica, ma ci sono delle esperienze oggettuali primarie necessariamente deficitarie e conflittuali a consentire la sua espressione fenotipica”.
Con questo duplice orientamento, l’autore ci accompagna lungo un percorso attraverso il quale visitiamo un patrimonio di rilevanti e aggiornati contributi provenienti dalla neurobiologia e dalla neuropsicologia. Ci viene poi presentata una ricca, estensiva e profonda indagine di un ampio spettro di formulazioni psicosociali e psicoanalitiche. L’autore si esprime al meglio spiegando il punto di vista delle relazioni oggettuali, ed è accurato nel distinguere i contributi della scuola inglese e della scuola americana della Psicologia dell’Io.
Uno dei contributi più notevoli del dott. Meloy riguarda la sua distinzione tra aggressività evocata affettivamente, che è più comune in ognuno di noi, e l’aggressività predatoria, che sembra essere il segno caratteristico della psicopatia. Un altro risultato del suo lavoro è la scoperta che i pazienti psicopatici sperimentano una caratteristica iporeattività del sistema nervoso autonomo periferico; per compensare, possono perseguire manifestazioni affettive aggressive. “L’aggressività predatoria”, scrive il dott. Meloy, “anche se non androgeno-dipendente, può essere innescata socialmente dalla ricerca da parte dello psicopatico di aumentati livelli di eccitazione autonomica e dell’aggressività affettiva”. Su questa scia, lo psicopatico può impegnarsi in comportamenti violenti per amplificare la propria eccitazione sessuale. Questa iporeattività autonomica sembra anche essere la causa della difficoltà dello psicopatico ad apprendere dall’esperienza e a sviluppare capacità di insight. Gli manca il requisito dell’ansia anticipatoria che solitamente si sviluppa in presenza di esperienze negative.
Uno dei più interessanti contributi alla teoria della personalità disturbata degli ultimi anni, è quello del “sé folle, onnipotente”, una costruzione di Herbert Rosenfeld, che venne modificata da Otto Kernberg come “sé grandioso”, caratterizzando il disturbo narcisistico di personalità. Il sé grandioso è costituito dal sé reale, dal sé ideale e dall’oggetto ideale. Il dott. Meloy ha sviluppato questi costrutti e li usa come base per la sua concezione del disturbo narcisistico di personalità alterato tipico della personalità psicopatica.
L’autore ha già fornito un importante contributo alla letteratura; ha distinto tra i sé e gli oggetti intrapsichici come rappresentazioni percettive e concettuali. Lo psicopatico, come il narcisista, introietta delle immagini concettuali disturbate dell’oggetto, e, come il narcisista, sviluppa un sé patologico grandioso che comprende i concetti di sé reale, sé ideale e oggetto ideale, ma non necessariamente i percetti. A differenza del narcisista, tuttavia, lo psicopatico ha un sé ideale composto da un “oggetto-sé estraneo”, un oggetto archetipico preconcettuale, una nozione che ipotizzo essere eredità di un’ansia estranea incontrollata. Lo psicopatico, secondo il dott. Meloy, s’identifica fondamentalmente con l’oggetto-sé estraneo come un oggetto ideale “difficile”, che smette di essere persecutorio per mezzo della sua identificazione con esso. La costruzione dell’autore è una variante più complessa dell’“identificazione con l’aggressore” di Anna Freud, in cui la grandiosità perversa ha preso possesso della personalità.
Questo libro rappresenta la confluenza di molte correnti di pensiero e indirizza l’interesse dell’intero campo della salute mentale nel modo in cui pochi altri hanno fatto.

James S. Grotstein, M.D.

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