L’evoluzione del concetto di difesa: dalle pulsioni libidiche all’idea di Soggetto

Parole chiave: difesa, meccanismi di difesa, resistenza, transfert, psicoanalisi relazionale

Il presente articolo ripercorre il concetto di difesa all’interno della cornice psicoanalitica, partendo da Freud per giungere infine all’idea di un Soggetto che si organizza intorno ai propri significati.
Il concetto di difesa, nato all’interno della teoria pulsionale, è stato riformulato già negli anni ’50 con la psicologia dell’Io e in particolar modo, da Loewald in poi, ci siamo interrogati su questioni che ancora oggi meritano attenzione: da cosa ci difendiamo realmente? Dalla disorganizzazione? Dalla perdita della coerenza? Grande è stato il contributo di autori come Aron, secondo il quale la resistenza altro non è che un continuo tentativo da parte del soggetto di sopravvivere all’interno della relazione in base ai limiti posti dall’uno e dall’altra soggettività. Analizzare questi limiti, congiuntamente determinati, permette all’analisi di procedere ed è possibile solo se l’analista è capace di cogliersi all’interno della relazione, come sistema vivente autopoietico che tende alla creazione e all’organizzazione di se stesso. E allo stesso modo, si può ancora parlare di resistenza? Forse potremmo avvicinarci all’idea che esiste un limite dato dalla coerenza della nostra organizzazione e la resistenza rappresenta la rigidità della struttura nell’affrontare una perturbazione, nell’affrontare l’altro. Al tempo stesso, la perturbazione è ciò che ci mette in movimento e minaccia la nostra coerenza e la resistenza è un’esasperazione dell’essere a discapito del divenire, come se il divenire per il soggetto comportasse un pericolo dal quale difendersi rigidamente. Se l’incontro tra analista e paziente è perturbante, lo è per entrambi i soggetti all’interno della relazione.

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