Corporeità e presenza. Linee guida per un approccio al corpo nella psicosi

Corporeità e presenza. Linee guida per un approccio al corpo nella psicosi

38,00

Descrizione

Questo libro mira a mettere in luce gli a priori teorici necessari alla pratica di una fenomenologia del vissuto corporeo nella psicosi. Quindi, il senso che può esserci, in filosofia, a porsi delle domande sulla malattia mentale. La verifica della pertinenza riguardo a un oggetto (la psicosi) che non appartiene al suo campo tradizionale di studio. E, infine, la concettualizzazione della psicosi e del suo trattamento specifico da un altro punto di vista rispetto a quello tradizionale psichiatrico.

La filosofia può contribuire alla spiegazione di un problema psichiatrico anche senza che il suo ruolo si ponga come esigenza “umanista” dotata di un potere di valutazione e di approvazione. La medicina, e in particolare la psichiatria, non ha alcun bisogno di un tale intervento per la semplice e buona ragione che essa stessa comporta intrinsecamente una presa di posizione etica. La scelta etica si situa anche in modo essenziale nelle premesse di ogni percorso scientifico, cioè nel momento fondamentale in cui viene individuato quale sarà esattamente il suo oggetto e quale metodo sarà adottato per conoscerlo. Così, la medicina contemporanea, qualunque sia la sua specialità, è segnata da una scelta che concerne la questione di sapere se essa andrà a promuovere o, al contrario, a ignorare il modello “zoologico”, cioè se essa si limiterà a trattare la materia vivente nella sua indifferenziazione oppure se si assegnerà come compito direttivo quello di investigare la vita e le malattie da cui potrebbe essere affetta, nel loro compimento specificamente umano sia individuale che inserito nella trama di una temporalità storica

I tre punti focali della ricerca illustrata in questo volume (esperienza del corpo proprio, percezione delirante e allucinazione) convergono sul fatto che essi derivano da una sola e stessa problematica “spazio-corporea”; sono temi scelti in modo contingente nell’insieme della sindrome schizofrenica con l’intento di arrivare attraverso di essi a una visione, sia pure come orizzonte, del carattere globale e unitario della psicosi.

Michèle Gennart, filosofa e psicoterapeuta, allieva di Jacques Schotte, presso la Facoltà di Psicologia di Louvain-la-Neuve (Belgio). La sua tesi di dottorato, che costituisce il primo nucleo di questo libro, ha ricevuto il premio dell’Accademia Reale del Belgio per le Scienze. Ha poi continuato la sua ricerca clinica sull’esperienza corporea ed esistenziale del dolore e della malattia con Marco Vannotti, in seno al Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Losanna in Svizzera. Pratica e insegna psicoterapia a Losanna e Neuchâtel. È autrice di diversi libri e traduzioni francesi di opere di E. Straus e  V. Von Weizsäcker.

Questo libro mira a mettere in luce gli a priori teorici necessari alla pratica di una fenomenologia del vissuto corporeo nella psicosi. Quindi, il senso che può esserci, in filosofia, a porsi delle domande sulla malattia mentale. La verifica della pertinenza riguardo a un oggetto (la psicosi) che non appartiene al suo campo tradizionale di studio. E, infine, la concettualizzazione della psicosi e del suo trattamento specifico da un altro punto di vista rispetto a quello tradizionale psichiatrico.

La filosofia può contribuire alla spiegazione di un problema psichiatrico anche senza che il suo ruolo si ponga come esigenza “umanista” dotata di un potere di valutazione e di approvazione. La medicina, e in particolare la psichiatria, non ha alcun bisogno di un tale intervento per la semplice e buona ragione che essa stessa comporta intrinsecamente una presa di posizione etica. La scelta etica si situa anche in modo essenziale nelle premesse di ogni percorso scientifico, cioè nel momento fondamentale in cui viene individuato quale sarà esattamente il suo oggetto e quale metodo sarà adottato per conoscerlo. Così, la medicina contemporanea, qualunque sia la sua specialità, è segnata da una scelta che concerne la questione di sapere se essa andrà a promuovere o, al contrario, a ignorare il modello “zoologico”, cioè se essa si limiterà a trattare la materia vivente nella sua indifferenziazione oppure se si assegnerà come compito direttivo quello di investigare la vita e le malattie da cui potrebbe essere affetta, nel loro compimento specificamente umano sia individuale che inserito nella trama di una temporalità storica

I tre punti focali della ricerca illustrata in questo volume (esperienza del corpo proprio, percezione delirante e allucinazione) convergono sul fatto che essi derivano da una sola e stessa problematica “spazio-corporea”; sono temi scelti in modo contingente nell’insieme della sindrome schizofrenica con l’intento di arrivare attraverso di essi a una visione, sia pure come orizzonte, del carattere globale e unitario della psicosi.

Michèle Gennart, filosofa e psicoterapeuta, allieva di Jacques Schotte, presso la Facoltà di Psicologia di Louvain-la-Neuve (Belgio). La sua tesi di dottorato, che costituisce il primo nucleo di questo libro, ha ricevuto il premio dell’Accademia Reale del Belgio per le Scienze. Ha poi continuato la sua ricerca clinica sull’esperienza corporea ed esistenziale del dolore e della malattia con Marco Vannotti, in seno al Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Losanna in Svizzera. Pratica e insegna psicoterapia a Losanna e Neuchâtel. È autrice di diversi libri e traduzioni francesi di opere di E. Straus e  V. Von Weizsäcker.

Altre informazioni

Informazioni aggiuntive

Pagine

408

ISBN

978-88-98991-49-5

Anno

2017

Phone: 06.80.72.063
Fax: 06.86.70.37.20
00197 Roma
Via Archimede, 179

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