Descrizione
Autori: Valeria Garavaglia, Gian Paolo Frediani, Anna Gagliardi, Giovanni Migliarese Caputi, Yacob Levin Reibman, Claudio Mencacci
Parole chiave: familiari psichiatria, psicoeducazione, auto-mutuo aiuto
Il presente articolo si pone l’obiettivo di descrivere, nell’ottica della ricerca – intervento, l’esperienza effettuata con i familiari di pazienti presso il Centro Diurno Psichiatrico “Settembrini”, afferente al CPS 3 dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano. Si è lavorato in parallelo su due gruppi di familiari nell’arco di 2 anni (18 partecipanti totali), con l’obiettivo di traghettare un primo gruppo, inserito sin dall’inizio del periodo esaminato, dalla psicoeducazione ad una maggiore autonomia e all’auto – mutuo aiuto, integrando poi il secondo gruppo.
Abbiamo scelto di partire con un taglio psicoeducativo in quanto la Psicoeducazione Familiare si inserisce tra le 8 pratiche Evidence – Based della riabilitazione psichiatrica (Carozza, 2014). In particolare, ci siamo ispirati al filone applicativo italiano del modello cognitivo comportamentale di Falloon (Behavioral Family Management Therapy, Falloon, Boyd, & McGill, 1984) che fa capo ai ricercatori dell’Università di Napoli SUN e rispetto al modello originario abbiamo optato per un modello di lavoro multifamiliare presso il Servizio, a cadenza quindicinale e senza coinvolgere i pazienti. Abbiamo poi voluto sondare l’efficacia di una successiva implementazione, con lo stesso gruppo, di un passaggio evolutivo verso l’auto – mutuo aiuto, basandoci sulla diffusa letteratura sugli effetti positivi che il supporto tra pari genera a vari livelli (Druss et al., 2010).
Sono stati raccolti dati quantitativi (QCF – Questionario sui Comportamenti Familiari, QPF – Questionario sui Problemi Familiari, SNQ – Questionario sulla Rete Sociale messi a punto nel 1997 dall’Università di Napoli SUN, per il gruppo psicoeducativo; WHOQOL-BREF della WHO 1996 e VAMA – Questionario di valutazione dei gruppi di auto-mutuo aiuto dell’Associazione AMA 2002 per il gruppo AMA), dati qualitativi e dati sul gradimento del percorso.
Nonostante i limiti derivanti dalla relativa ristrettezza del campione che non rendono possibile un’analisi statistica rigorosa, i dati emersi paiono promettenti: si registra nel gruppo psicoeducativo, a fine percorso, la diminuzione di comportamenti di Collusione, di Rassegnazione, di Evitamento e di Coercizione e l’aumento, in chiave protettiva per il benessere dei caregiver, dei comportamenti finalizzati al Mantenimento di propri interessi sociali. Appare più bassa la percezione di Carico oggettivo, di Carico soggettivo e di Criticismo in famiglia ed aumenta la percezione di Sostegno da parte del proprio partner. Nel gruppo di auto – mutuo aiuto, si rileva poi un aumento della Qualità di vita percepita. Sarà invece utile, in future riedizioni del percorso, continuare a lavorare sugli stili comunicativi e sull’adozione di atteggiamenti positivi.

