Descrizione
[:it]Alcune categorie di pazienti, apparentemente rispondenti al lavoro psicoanalitico, centrato sull’interpretazione, non dimostrano corrispondenti mutamenti interni, soprattutto a lungo termine, spesso prolungando indefinitivamente l’analisi. Questo ha portato l’attenzione sui fattori terapeutici non verbali, che accompagnano il lavoro interpretativo. L’A. prende in considerazione gli attuali sviluppi della psicoanalisi infantile, coi bambini molto piccoli e con i neonati e i loro genitori, confrontandoli con gli sviluppi terapeutici derivati dall’Infant Research: l’interpretazione e la verbalizzazione non possono qui essere usate, se non secondariamente. Recenti riscontri delle neuroscienze sembrano integrare i due suddetti diversi approcci, confermando il valore strutturante della comunicazione non verbale, in particolare quella veicolata dalle interazioni, e pertanto il valore ristrutturante degli interventi terapeutici. Questo effetto agirebbe anche per le comunicazioni non verbali, interazionali, nell’analisi degli adulti: sono queste il veicolo della comunicazione affettiva inconscia che costituisce la “relazione”. Una generale progressiva valutazione della relazionalità nelle sue complesse modalità intersoggettive e anche comportamentali sta parallelamente apportando contributi e cambiamenti all’intero corpus della psicoanalisi. L’autore considera l’utilità dei suddetti sviluppi per l’analisi degli adulti, particolarmente per quei pazienti cosiddetti gravi, o comunque difficili, prospettando alcuni interrogativi sulla formazione generale degli analisti. In questo quadro si considera come i contributi della psicoanalisi infantile, particolarmente il lavoro coi genitori di neonati e bimbi piccoli, dell’Infant Research e delle neuroscienze, abbiano contribuito e stiano contribuendo al cambiamento di fondamentali concetti nella teoria e nella clinica dell’intera psicoanalisi.[:en]Some types of patients seem to be able to work in their psychoanalytic treatment, but in a long term they don’t show internal changments and so their analysis goes on indefinitely. Interpretation and verbalization seem not to have any effect. So the role and the value of non verbal therapeutic factors were pointed out. The Author takes into account actual developments in infant psychoanalysis with very young children, babies, newborns and their parents, by making a comparison with therapeutic developments derived from the so called Infant Research: here interpretation and verbalization can’t be applied, but only in a very secondary manner. Present neurosciences seem to integrate the two different approaches and to confirm the structuring action of non verbal communication and so the restructuring therapeutic value of this communication (chiefly that which is carried by interactions) during every analysis. A general progressive evaluation of relational factors is bringing contributions and changes in the whole psychoanalysis in the same time. The Author points out the utility of the above mentioned developments also for adult analysis, chiefly with serious patients, or those who don’t benefit from a regular analysis, and he looks for some questions about general analytic training. He points out many changements in whole psychoanalytic theory and its fundamental concepts owing to contributions of child-infant psychoanalysis, Infant Research and neurosciences. [:]


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