Description
[:it]Possiamo definire i confini dell’Io come la capacità di separazione tra sé e l’altro, di sperimentare – cioè – se stesso come entità individuale e differenziata. Tale capacità è assente nei primi mesi di vita del bambino il cui mondo corrisponde a una vivida totalità, ad una esistenzialità diffusa, a un tutto animato ma non soggettivo. Sulla conquista di tale capacità – perno della vita successiva – si basa in parte -la sostanza del processo di personalizzazione che passa per una fase preoggettuale ad una fase di relazioni oggettuali progressivamente differenziate fino alla costanza della relazione oggettuale che diviene costanza di rapporti con la realtà. Il sincretismo Io/non Io, che lega il bambino in simbiosi giungenti fino al l’identificazione, lo si rintraccia – quale autentica concezione del mondo – nell’uomo primitivo, quale ci appare alla luce delle ricerche etnologiche. In questa prospettiva filo ed ontogenica, l’esperienza schizofrenica di perdita dei confini dell’Ego (per cui viene cancellata qualunque separazione da se stessi) si presta ad essere intesa come la persistenza di modalità esperenziali di tipo arcaico. Nella relazione clinica i processi inconsci del terapeuta così come anche quelli consci, sono la fonte di approvvigionamento alla quale il paziente si rivolge concretamente alla ricerca di un Io vicariante. Egli ci apparirà come persona capace di crescere e di modificarsi.[:en]We can define the limits of the self as the ability of separating the self from the others, of experimenting the self like an individual different entity. Such ability is not present during the first months of life of the child, because its world is made of a vivid totality, of a spreading existence, of an animating but not subjective whole. On the conquest of such ability, centre of the following life, it is based the sub-stance of the personalization process which goes from a pre-objectual stage to a stage of objectual relations progressively differentiated up to a constancy of the objectual relation which becomes a constancy of relations with the reality. The self/not-self syncretism, which ties the child in symbiosis reaching the identification, can be found in the primitive man as he is according to the etnological researchers. In this ontogenic perspective the schizophrenic experience of the loss of the Ego borders (according to which any separation from the self is cancelled) might be understood as to persist in experiences of primitive type. In the clinical relation the unconscious processes of the therapist just like the conscious ones, are the sources to provide the patients with a research for a vicarious ego. He will appear as a person able to grow and change.[:]


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