Parole chiave: psicoanalisi relazionale; riconoscimento intersoggettivo; funzionamento personalità borderline; soggettività; enactment; autolesionismo; mentalizzazione; disturbo; corpo
L’articolo presenta il caso clinico di Elio, un giovane adulto con funzionamento di personalità borderline e vissuti di disforia di genere, seguito in psicoterapia da circa due anni. Attraverso una prospettiva psicoanalitica relazionale, il lavoro esplora il modo in cui il bisogno di essere riconosciuto e il timore di non avere posto nella mente dell’altro si riattualizzino nel campo terapeutico, prendendo forma nell’instabilità identitaria, nella disregolazione affettiva, nei gesti autolesivi e nelle ricorrenti oscillazioni tra ricerca di vicinanza e ritiro.
L’attenzione è rivolta agli enactment, alle rotture e alle riparazioni del legame terapeutico, al corpo come luogo di espressione di stati dissociati e pre-riflessivi, nonché alla negoziazione dei confini come possibile gesto di riconoscimento. Particolare rilievo viene attribuito alla soggettività del terapeuta, intesa non come elemento esterno o perturbante, ma come dimensione costitutiva del processo clinico, da sottoporre a costante riflessione nel lavoro comune.
Il caso mostra come, all’interno di una relazione attraversata dalla tensione tra asimmetria necessaria e mutualità inevitabile, possano emergere forme più vitali e integrate dell’esperienza, una maggiore capacità di mentalizzazione e modalità meno distruttive di entrare in rapporto con sé e con l’altro.
DOI: doi.org/10.36131/psichpsicotera260302
